31 luglio 2015

AMERICAN DIARIES: Welcome to Virginia

La prima sensazione che ho avuto arrivando in America è che tutto è ancora più bello di come me lo sarei immaginato. Un mix di adrenalina e novità mi ha accompagnato in questi primi 15 giorni oltreoceano. Non essendoci mai stata le aspettative erano molte. Le giornate, soprattutto le prime, si sono susseguite velocemente. Il fuso orario, un nuovo stile di vita, una nuova casa, una nuova macchina e nuovi amici, tutto è stato una piacevole scoperta vissuta giorno dopo giorno. 
I paesaggi, qui in Virginia, sono come quelli che piacciono a me, ci sono molti boschi, a due passi da casa, che permettono di trascorrere buona parte della giornata all'aria aperta per fare passeggiate rigeneranti e dove è facile incontrare cervi, scoiattoli e procioni. Il clima spesso è un pò umido con giornate soleggiate ma molto variabili, se la mattina il cielo è grigio e con nuvole all'orizzonte è facile che al pomeriggio ci si possa, invece, crogiolare al sole in piscina o sulla riva del fiume Potomac.
L'unica mia perplessità riguardo questa nuova avventura, era il lungo viaggio con la piccola peste 4 enne. Lei aveva già preso innumerevoli volte l'aereo ma il dubbio era come uscire indenni a 10 ore di volo, soprattutto senza disturbare gli altri passeggeri. Invece, tutto è andato perfettamente bene, grazie ai film, ai giochi, alla musica e al super preparato personale di volo della United Airlines, che ci ha coccolato con vari e molto apprezzati assaggi gastronomici come il pollo speziato, il sandwich con il tacchino, il formaggio con i salatini e perfino un buon gelato!
Non nascondo l'emozione della partenza, già nell'asettico Terminal 5 di Fiumicino ero proiettata oltreoceano ma solo quando stavo percorrendo gli ultimi metri in terra italiana per raggiungere l'aereo, ho realizzato quanto questo viaggio in tutti gli ultimi anni si era fatto desiderare. 


Viviamo a Quantico e qui - io, mio marito e la piccola peste - staremo fino al prossimo anno. Sarà per il fatto di trovarci on base ma la quotidianità ha un aspetto più familiare, tutti si salutano per strada anche se non si sono mai visti prima e i vicini di casa ti aprono la loro porta con estrema cordialità per offrirti qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno. 
Non esitare a bussare è la frase che ancora adesso ci ripetono tutti quelli abitano lungo la nostra via e i bambini danno il benvenuto ai nuovi amici offrendo loro giocattoli che non usano più. Un sogno ad occhi aperti, mi sembrava davvero di essere in un film e di percorrere Wisteria lane! 
La casa è immensa, d'altronde qui in America tutto è smisuratamente enorme, le macchine, i negozi e persino la confezione della mia adorata crema Nivea, immaginate un pò pesa 382 grammi! L'unica cosa a cui mi dovrò forzatamente abituare è l'aria condizionata, in Italia la evito come fosse la peste, soprattutto quando lavoro, e qui invece in ogni dove è sparata a temperature polari: è facile riconoscermi in mezzo alla folla, sono sempre quella che indossa nei luoghi chiusi foulard e maniche lunghe :) mentre gli americani continuano a stare mezzi nudi nonostante il freddo artificiale, ok non si suderà così però il raffreddore è assicurato!
Quando ho frequentato il liceo linguistico mi avevano convinto che, una volta imparato l'inglese, passare  all'americano sarebbe stato semplice bastava, infatti, cambiare solo qualche parola e il gioco era fatto, ricordate biscuit diventa cookie. E invece non è così, perchè le parole in comune tra le due lingue sono ben poche e se te ne scappa una non nella versione americana non sperare che ti capiscano. Io ho fatto la prova proprio con biscuit e mi hanno guardato con una faccia stralunata come chissà cosa avessi detto, idem per l'accento se non enfatizzi nè triplichi le iniziali delle parole è inutile che tu ti sforzi a parlare in un'altra lingua. Una simpatica vecchietta caraibica che mi stava preparando un delizioso hamburger mi ha detto "Carino il tuo accento, ma da dove vieni?" un colpo basso lì per lì, ma poi ho pensato al lato positivo, l'avevo capita e saputo risponderle. Sono qui anche per imparare e mettermi in gioco, fiduciosa che con un pò di impegno l'accento verrà da sè con il passare dei giorni.
Gli americani quando scoprono che noi veniamo dall'Italia, ci fanno sempre dei grandi sorrisi e felici iniziano ad elencare i posti dove sono stati in vacanza o che vorrebbero visitare nel nostro paese, Roma è sempre la più gettonata. Noi non siamo gli unici internazionali, infatti, ci sono famiglie provenienti da tutto il mondo: ogni continente è ben rappresentato. Un grande arricchimento culturale che porta a nuove scoperte, gli asiatici non sono poi così chiusi come avrei pensato, così come le famiglie nord europee. I nostri vicini di casa sono olandesi e con loro abbiamo trascorso il picnic organizzato per il nostro neighborhood, un simpatico modo per fa si che gli abitanti dello stesso quartiere si conoscano tra hot dog, hamburger, popcorn e snow cone (la nostra granita servita però in un cono di plastica) guardando il film Big Hero 6. Le nostre bimbe sembrava avessero giocato insieme da sempre! Nei prossimi giorni abbiamo in programma di andare a visitare qualche museo e Washington, non vedo l'ora, ve ne parlerò nel prossimo post.

Un saluto dalla Virginia!


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Testo e foto: B.Bovio
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